Il Ministro Spadafora si presti al ‘confronto’ costruttivo

Servirebbe riavvolgere il nastro per rileggere insieme le uscite del Ministro allo Sport e alle politiche giovanili, Vincenzo Spadafora: continui cambi d’orizzonte, ripresa si, ripresa no, ‘’Sono il ministro di tutti, non del calcio’’, quella continua sensazione di un Ministro che ostruisca lo sport principale, trainante per tutti gli altri, il calcio, piuttosto che trainarlo. Il Ministro oggi attacca opinionisti, giornalisti che avrebbero ‘inasprito’ i toni del dibattito, ma perché il Ministro non si è mai prestato ad un vero dibattito sportivo?

Per carità sarà una pura sensazione personale, mai una reale presa di posizione, anche impopolare. La premessa del tutto, Parma e Spal in campo, scene surreali, calciatori in campo, poi richiamati negli spogliatoi improvvisamente. Un susseguirsi di uscite rivedibili, per poi rivedere per un attimo la posizione (probabilmente indirizzato non si da chi), e aprirsi al dialogo fluido con le parti per far ripartire il calcio, con le dovute precauzioni. In Germania si riparte, con date certe, in Spagna anche, così come in Inghilterra, probabilmente a breve anche in Italia, però dopo aver osservato gli altri farlo, con un continuo rimbalzo di responsabilità, da una parte, all’altra, Ministro-FIGC, FIGC-Ministro. Poter far ragionare il calcio come un azienda, attendendo l’evolversi del virus, la richiesta di chi guida il modello calcio non sembrava essere così azzardata, eppure qualcuno evidentemente non ha gradito. Maxi riunioni convocate senza ascoltare tutte le parti in causa, annuncia la proposta delle partite in chiaro anche se la legge non lo consente, avalla il decreto dello sport a porte chiuse e poi attacca la Lega di Serie A definendola “irresponsabile” perché non ferma il campionato, potremmo ancora andare avanti. Ma in attesa che la normalità possa tornare a riappropriarsi delle nostre vite finalmente, il calcio si interroga sul suo futuro, e c’è chi ancora oggi attende delle risposte sul futuro, perché probabilmente quei calciatori, segretari, allenatori, dalla C in giù, la parola futuro fa paura e non poco….

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